Stylish attitude: Emanuela Paradiso e Giulia Boccafogli

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Ci sono luoghi a Bologna che io sento dal fascino un pò noir, per così dire. Uno fra tutti il Ghetto Ebraico. La storia è nota: siamo a metà del 1500 quando il Papa decide di separare nettamente la comunità ebraica dal resto della popolazione, segregandola all’interno di una zona geografica ben circoscritta, il Ghetto Ebraico appunto.

Le entrate al quartiere erano diverse e ben sorvegliate, aperte al mattino e chiuse alla sera. Retaggio di quei tempi, e delle ronde che spesso animavano la vita notturna, le “escrescenze” di mattoni all’altezza dei primi piani, ottime vie di fuga da un edificio all’altro.

Oggi una delle entrate al quartiere è la piazzetta intitolata a Marco Biagi, “memento” del brutale omicidio del giuslavorista bolognese.

Giorni fa passeggiavo per le vie più suggestive del quartiere, rimuginando sulle storie che ne hanno animato la vita, quando all’improvviso mi sono imbattuta in un negozio dallo spirito assolutamente lieve e giocoso, in netto contrasto con quell’atmosfera noir che sentivo essere il mood del quartiere.

Il negozio è il regno delle due anime creative di Emanuela e Giulia.

Emanuela Paradiso è una designer tessile che con il brand “Confezioni Paradiso” produce piccole collezioni per la donna, la casa ed il bambino, coniugando la passione per le stampe di gusto pulito e moderno alle tecniche di lavorazione tessili più slow: il patchwork, il ricamo, la tintura naturale. Un mix di ispirazioni ed applicazioni che Emanuela declina anche in progetti completamente tagliati su misura per i propri clienti, privati o aziende.

Giulia Boccafogli invece è un’architetto che ha appeso la laurea al chiodo per dedicarsi completamente alla sua antica passione per i gioielli e per gli accessori. Dopo un inizio dal taglio amatoriale, riscontrando il gradimento del pubblico, il percorso di Giulia è diventato sempre più netto fino a trasformare la sua passione in una professione. Oggi Giulia disegna piccole collezioni di gioielli, pezzi unici realizzati in maniera artigianale e con una componente di manualità di importanza almeno pari alla vocazione creativa. Il materiale preferito della designer sono i pellami di recupero, per l’importante punto di forza della versatilità di uso.

Dal 2012 le ragazze condividono lo spazio, ormai “storico”, di via dell’Inferno; dopo la mia incursione, abbiamo fatto una chiacchierata e ne sono venute fuori suggestioni di stile e pillole di creatività che non potevamo non condividere con voi.

  • Ragazze, entrambe coltivate la vostra passione fin da bambine o quasi. Qual’è il primo ricordo legato a questa passione?

E: Quando ero ancora piccolissima, nel cortile dell’asilo, mi divertivo a cucire insieme foglie con aghi di pino.

G: Sono due i ricordi direi. Il primo è legato ad una scatola di  cartone bianco, quelle da  camicia, piena di perle di legno colorate che mi divertivo ad infilare su fili colorati che  rubavo alla mia nonna. Il secondo mi riporta alle elementari: con un pezzo di nastro adesivo attaccavo sotto il banco dei fili colorati che poi annodavo e con cui facevo coloratissimi braccialetti dell’amicizia che poi regalavo ad amici e parenti! Se lo sapessero i miei maestri delle elementari…

  •  Le vostre collezioni nascono da un’ispirazione, da un mood board; l’ultima in ordine cronologico qual’è stata?

E: L’ultima ispirazione è nata in un sogno e si è sviluppata sull’onda delle atmosfere legate all’Africa, alla sua straordinaria varietà di colori, alla ricercatezza dei tessuti che parlano attraverso simboli e forme. Nelle mie ultime creazioni c’è la volontà di dare significati, di  mettere insieme linguaggi diversi e solo apparentemente distanti tra loro, ma soprattutto  c’è la voglia di liberare una fantasia che troppo a lungo è rimasta sopita; c’è il desiderio  che siano i colori e le forme a esprimere e stimolare le emozioni.

G: La mia collezione più recente si chiama Forma Seconda. E’ ispirata agli ornamenti vittoriani  che caratterizzavano gli abiti  dell’epoca, ma interpretata in chiave contemporanea  attraverso l’uso della pelle. Ho trascorso diversi  mesi negli Stati Uniti e ammetto che  l’atmosfera variegata che ho potuto assorbire là, mi ha dato tanti spunti molto interessanti. In realtà mi piace pensare che non vi siano limiti all’ispirazione e quindi  sono tante le sorgenti da cui attingo. La collezione che ho in lavorazione per settembre parla, in parte, di una delle mie fobie. Non anticipo altro.

  •  Il nostro blog si occupa di stile; voi che definizione ne dareste? Com’è la donna che colpisce la vostra attenzione?

E: Lo stile per me è una questione di corrispondenza e non di coerenza, è esternazione senza ipocrisia né mezzi termini, è la prova che continuamente indaghiamo noi stessi per vedere cosa ci corrisponde e cosa no. Il contrario completo della moda. Non c’è un prototipo di donna che prediligo, non ho modelli. Semplicemente provo gioia nel vedere qualcuno che è a suo agio con il proprio corpo, comunque esso sia e amo molto chi non si prende troppo sul serio. Credo che lo stile vada di pari passo anche con l’ironia.

G: Lo stile è naturalezza. Tu osservi una persona e sai all’istante che non potrebbe essere diversamente. Ogni cosa è al posto giusto in modo assolutamente perfetto. Ecco, questo è lo stile, al di là di tutte le mode. E in effetti credo che la donna che colpisce la mia attenzione sia esattamente così.

  • Se le vostre creazioni avessero un odore ed un sapore sarebbero…?

E: Se fosse un odore, sarebbe un odore d’estate, di salsedine, latte e menta.

Se fosse un sapore, sarebbe quello terroso dei pomodori ancora caldi di sole.

G: Un profumo un po’ malinconico in certi casi, tipo gelsomino e in altri uno estremamente  divertente, un profumo d’agrumi.

Pensando ad un sapore, invece, penso alla liquirizia, alla cannella…ma è più complesso da associare. Il mio immaginario funziona più per immagini e suoni.

  •  Supponiamo che abbiate la possibilità di regalare una vostra creazione ad un personaggio importante. Chi scegliereste e perchè?

E: Donerei una delle mie creazioni a Karen Blixen. Costruirei per lei un enorme cuscino sul quale far riposare i suoi pensieri, i suoi ricordi e le sue nostalgie.

G: Posso sognare giusto? Allora ti  dico Patty Smith perché è uno dei  miei miti…e poi io la vedrei benissimo con uno dei miei pezzi.

  •  Ed ora l’ultimo gioco: volete lasciare in eredità ai posteri una capsula del tempo. Quali sono i 5 oggetti che vi rappresentano meglio e che mettereste nella capsula a raccontare di voi?

E: Il mio orecchino a forma di ago, una foglia secca di Ginko, una bustina di lievito vanigliato, un fazzoletto rosso e un foglio di carta d’Eritrea.

G: Uno dei mie caotici album da disegno, il mio elefantino radioattivo (non indagate please), un  libro di Italo Calvino, una fetta di prosciutto crudo (che diventerà radioattiva) e un pezzo  di seta verde smeraldo.

Emanuela e Giulia vi aspettano in negozio con tutte le loro creazioni, ma anche on line:

http://confezioniparadiso.blogspot.it/p/collezioni_05.html

http://giuliaboccafogli.bigcartel.com/

May the style be with yooouu!

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