Storia di una moda liberata e piena di passione….

Gli accostamenti apparentemente arditi, con colori che evocano gioia e denotano una ricerca sottaciuta e di carattere, sono quanto maggiormente mi ha colpita nella produzione di Raptus & Rose, piccola maison di moda basata nell’insospettabile Belluno.
Ho sempre amato le associazioni non scontate e subìto il fascino irrequieto delle strade meno frequentate e qui, ve lo assicuro, il soffio della sperimentazione è palpabile, così come quel senso di totale armonia che governa i capi creati da Silvia Bisconti, cuore e anima vulcanica di questo piccolo mondo sartoriale al quale è impossibile restare indifferenti.
Vecchi tessuti, abiti dalle linee non più attuali, pizzi, merletti provenienti da mercatini vintage di luoghi lontani vengono reiventati, illuminati, inseriti in un contesto tutt’altro che banale che li trasforma in un’alchimia di linee e colori volte a valorizzare l’individualità di chi li indossa. Nascono così, con un atto creativo rispettoso di una storia che già esiste, gli abiti e le creazioni di Raptus & Rose. Sempre proposte uniche ed irrepetibili  in cerca di un’interprete capace o ideate su misura con l’intento di denotare una personalità, un’affezione, una passione, una storia.
Nell’atelier di Silvia si esaltano le caratteristiche di ogni singola donna attraverso l’arte artigiana del taglio e del cucito, in un meravigliosa soluzione di continuità tra tradizione e futuro.
E così come è impossibile restare indifferenti davanti a queste espressioni sartoriali, così è impossibile esserlo davanti a lei, designer di abiti tutta energia, che con gentilezza estrema ha accettato di essere ospite qui alla nostra Stylish Attitude.

Ciao Silvia!

La passione da sempre caratterizza la tua attività, si può dire dall’adolescenza passando per la tua direzione creativa in Maliparmi sino ad oggi con Raptus & Rose…Puoi raccontarci le tappe fondamentali di questa stimolante storia d’amore e di traguardi professionali?
Sono milanese.
Dopo il liceo Artistico Brera e la Marangoni a Milano ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare quello che considero il mio Maestro..Romeo Gigli.
Sono stata il suo braccio destro per quasi 10 anni e ho imparato tanto da lui.
Poi qualche anno di consulenze creative per varie aziende fino all’incontro nel 2000 con Malìparmi dove sono stata Direttore Creativo per 13 anni.
Due anni fa il desiderio fortissimo di fare una Moda che mi corrispondesse al 100% mi ha fatto creare quello che ora e’il mio progetto del cuore…
Raptus and Rose!

Raptus&Rose sembra rappresentare tangibilmente un’idea che va oltre la dimensione del fare e diventa una filosofia, che tiene conto della varie sfaccettature della vita al femminile, ne esalta la rappresentazione fenomenica ed al contempo ne comprende l’essenza e le difficoltà, traducendole anche in una declinazione del lavoro volta al rispetto della donna in quanto professionista, madre, moglie, se stessa. Puoi dirci di questo micro-cosmo e del tuo progetto di “moda liberata”?
La Moda Liberata è il sotto testo ed il credo profondo di R&R.
Sto provando a smontare regole vecchie che non mi appartengono più per cercarne di nuove: più leggere più sperimentali più in linea col grande cambiamento storico che stiamo vivendo.
L’Atelier R&R e’la perfetta rappresentazione del mio pensiero di Moda Liberata applicata alle donne…
Il team e’composto da (quasi) tutte donne ed ognuna di loro lavora per il nostro progetto rispettando anche e contemporaneamente famiglia e vita privata.
Questo significa che tutte gestiscono le ore di lavoro nel totale rispetto delle proprie vite e in relazione ai risultati che sono chiamate a raggiungere: c’è chi chiede due pomeriggi liberi alla settimana per stare con i figli, chi ha bisogno di un giorno intero, chi decide di iniziare prima al mattino per finire la giornata lavorativa ad un orario che consenta meglio di sfruttare il pomeriggio.
E la cosa fantastica é che, contrariamente all’idea un po’ retrograda che il part-time faccia lavorare e produrre meno, le donne di R&R sono produttive e lavorano con entusiasmo e passione utilizzando al meglio le loro ore di lavoro!
Io stessa faccio così…

Dicevamo che Raptus&Rose racconta le donne ed i loro abiti e che lo fa attraverso sfilate non convenzionali ed anzi lasciate ad eventi di rottura rispetto a quelli cui per tradizione siamo abituati. Le tue sfilate sono veri e propri flash mob di modelle non professioniste, spettacoli itineranti che vivificano piazze, strade e luoghi di solito poco inclini a queste suggestioni. Come nasce questa scelta?
Dal desiderio di togliere la moda dai luoghi sacri e troppo chiusi del passato per mostrarla alla gente, per strada, nei contesti più diversi.
Abbiamo fatto sfilate/flash mob ovunque… In piazza del Duomo a Milano, al Lido di Venezia durante il Festival del Cinema, nei teatri poco prima della Prima..l’ultima a settembre con 50 donne normali di tutte le età in una piazza davanti a più di mille persone…
I nostri eventi estemporanei sono tutti raccontati da video emotivi che si possono vedere sul nostro sito http://www.raptusandrose.com

Da dove arriva la tua inclinazione per il mondo social, ed in particolare per quello di facebook, con il quale dialoghi soventemente dipingendo a parole immagini fotografiche nitide e luminose?
Amo disegnare e scrivere e per me fotografare é come disegnare.
Racconto un’idea o solo le mie emozioni attraverso canali semplici, diretti, visibili da tutti.
Moda Liberata anche qui.
Sono appassionata di questo aspetto del mio lavoro ed ho un gruppo di donne appassionate quanto me che mi seguono quotidianamente in modo virtuale e poi partecipano agli eventi arrivando da tutta Italia…Una cosa bellissima e molto emozionante, che sta crescendo evento dopo evento.
Credo che molte donne in questo momento abbiano voglia di sentirsi vere e belle, comprese a pieno da una donna che crea vestiti e che lo fa per donne normali, capite da una donna che, in quanto consapevole di difetti e paure, é in grado di esaltare i pezzi di Bellezza che ciascuna di loro ha dentro.

Credo davvero che la Bellezza ci salverà.

E per finire: chi è Silvia e l’abito che più ti senti addosso?
Io sono tutte le donne e io sono anche il mio lavoro, che amo pazzamente…
L’abito che mi sento addosso in tutto e per tutto é quello che desidero per tutte le donne.
Comodo, fluido che racconti una Storia Vera e che ti faccia sentire ogni giorno divina…

Sfumature, impasti corposi di passione e amore, ma anche essenziale ricerca del bello, anche di quello più nascosto alla vista… ecco! credo sia questa la cifra stilistica di Silvia Bisconti e del suo Raptus & Rose.

Grazie.

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FUMNE: Limited Edition MEDITAZIONE

progetto-fumne-casa-di-pinocchio-torinoNon so esattamente quando sia iniziata la mia mania per i rosari; ricordo che quando ero piccola mia nonna mi mostrava i suoi e mi raccontava da dove venivano ed io rimanevo incantata a guardare quelle piccole palline colorate, spesso trasparenti, dal significato mistico così consolatorio… A quel tempo non lo capivo appieno, ma in qualche modo quel significato era dentro di me. Tutto è partito da lì, è sicuro. Ed è diventata collezione ai limiti dell’ossessione; i miei rosari sono ovunque: nelle borse, in macchina, a circondarmi il collo nelle giornate particolarmente difficili. Una sorta di scudo magico di protezione. L’unione irriverente di sacro e profano.

Ecco perchè quando ho letto di Fumne e della sua limited edition MEDITAZIONE è subito scattata la curiosità e la ricerca della storia.

Fumne è un brand etico e sociale lanciato nel 2010 da lacasadipinocchio, un’Associazione Culturale che opera all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Decisamente un nuovo approccio al mondo della moda!

Ce ne parla Monica Cristina Gallo, presidente dell’Associazione.

– Monica partiamo proprio dal brand che avete scelto: cosa significa Fumne e come è nata l’idea del progetto?

Fumne in dialetto piemontese significa Donne.
L’idea è nata nel 2008 dal mio desiderio di lavorare a contatto delle donne detenute; insieme alla mia collega Sara Battaglino abbiamo fondato lacasadipinocchio che ad oggi gestisce tre progetti:

Fumne brand, il nostro brand etico e sociale che ha debuttato nel Dicembre 2010. Le nostre collezioni sono distribuite in tanti prestigiosi punti vendita in Italia ed all’estero. La mission è quella di contribuire ad una visione diversa della produzione all’interno del sistema moda. Infatti la confezione degli accessori è affidata alle abili mani di donne detenute, con lo scopo  di promuovere un lavoro dignitoso capace di alleviare lo stato di disagio nel quale vivono queste donne e di ridare loro fiducia e speranza nel futuro. Ogni capo è unico perché reso prezioso  da lavorazioni tessili artigianali ed ogni accessorio trasferisce a chi lo acquista un messaggio che parla di diritti umani,  giustizia, condivisione,  legalità, ed ecologia.

 Fumnelab invece ha come obiettivo di aprire le porte del carcere di Torino, accogliendo donne libere che con due giornate di lavoro al mese imparano tecniche manuali a loro sconosciute e trascorrono una giornata con le donne detenute che diventano le loro docenti. Un modo per avviare il processo di riconciliazione delle detenute con la società civile. Il progetto  è  unico in Italia e il suo obiettivo principale è creare  un effettivo anello di congiunzione fra donne libere e donne recluse.

 Fumneindependent è l’ultimo nato dei nostri progetti. Una delle difficoltà più grandi per le detenute è affrontare il momento della scarcerazione e del reinserimento nella società civile e nel mondo del lavoro. In un periodo che offre scarse opportunità d’impiego, la soluzione è inventarsi un lavoro. Occorre ritagliarsi uno spazio tra i mestieri tradizionali che si vanno perdendo e la richiesta del mercato di figure professionali in linea con l’accresciuta sensibilità commerciale, estetica, culinaria, di servizio e di tempo.
E’ questa la filosofia che guida il progetto: fornire gli strumenti e le risorse necessarie affinché le donne detenute entrino nel mondo del lavoro quando tornano in libertà, incentivando in particolare il lavoro autonomo e la valorizzazione di passioni e competenze personali.

– Tutti progetti importanti ed interessanti. Ma torniamo alla moda, la nostra ossessione.. Ci racconti delle collezioni? Come nascono le idee dei prodotti che realizzate?

Le collezioni Fumne nascono dalla sinergia di tutte noi. E’ uno scambio reciproco. Donne appartenenti a mondi opposti si trovano unite dal fil rouge della creatività. Creano, si confrontano, mescolano umori e stili. Nel nostro laboratorio l’attitudine delle detenute a rompere le regole viene canalizzata nell’artigianato e finalizzata nella creazione di nuovi accessori.

Il meccanismo di gestione è semplice. Le detenute escono da uno stato di ozio e inattività all’interno della cella  e in gruppo iniziano a fare, a creare, a inventare, ad assemblare. Così si sentono utili e sono indirizzate ad usare saggiamente la loro immaginazione, e giorno dopo giorno acquisiscono fiducia in se stesse e in ciò che fanno. Quando scoprono la propria creatività non hanno più bisogno di essere spinte a lavorare. Di solito, anzi, tendono a lavorare troppo e a essere perfezioniste, quasi al di là di ogni ragionevolezza. Apprezzano il fatto di avere rispetto, reputazione e l’opportunità di appartenere a un’organizzazione che a sua volta ha una reputazione eccellente; questo conta per loro molto più del puro incentivo economico. Non devono sentirsi costrette entro schemi di pensiero e procedure troppo rigide, ma hanno bisogno che siano chiari gli obiettivi e gli standard di qualità. Acquisiscono spesso un’alta sensibilità sociale e si possono sentire gratificate dal fatto di sapere che il loro lavoro e la loro dedizione possono in qualche modo, e qualsiasi sia il campo di applicazione, contribuire a cambiare il mondo migliorandolo. Perché ciò accada è necessario, soprattutto nella fase di ingresso, privilegiare un rapporto diretto con ogni donna, che viene considerata una persona che merita prima di ogni altra cosa di essere valorizzata, apprezzata e ascoltata.

Ed i materiali che usate da dove arrivano? Ho letto di foulard vintage che diventano deliziose pochettes super chic..

Privilegiamo l’uso di materiali di recupero, e le nostre collezioni hanno sempre un storia di tessuti, ricami, pellami che hanno già vissuto o che acquistiamo con lievi difetti di fabbrica così da contenere i costi.

– Chi sono le detenute che partecipano al progetto? Ci racconti qualche storia?

Le detenute sono donne con una storia personale ovviamente molto diversa da noi donne della cosiddetta “società civile”. Provengono da differenti nazionalità. La selezione viene fatta dall’area trattamentale della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno e solitamente il periodo di permanenza all’interno del laboratorio non è lunghissimo, in modo da garantire un adeguato turn-over ed aiutare un numero superiore di donne.
Le storie delle donne recluse o le ragioni per le quali stanno scontando una pena è un argomento che personalmente mi interessa poco. Credo che il carcere sia un’istituzione ormai non più adeguata e che non porta alcun cambiamento nell’animo delle donne che lo abitano. Lasciano fuori gli affetti, perdono il lavoro, la reperibilità  ma soprattutto i figli e questo rappresenta per loro un motivo di grande tristezza. Io credo che almeno per le donne si debba lavorare di piu’ per attivare la giustizia riparativa del danno, allontanandosi dallo schema della carcerazione. Fumne è la via che ci siamo inventate per provare a seguire questa strada.

– Ora parliamo di Meditazione, la mia collezione preferita.

Creare rosari avvicina al silenzio e alla riflessione, ed è utile per esorcizzare l’interminabile tempo della pena. I monili dal forte potere evocativo, tutti realizzati a mano, nascono da materiali recuperati negli anni:  vecchie collane ricevute in dono, piccole sculture, frammenti di vecchi bijoux scartati e parti di catenine di metallo. Ogni rosario è un pezzo unico ed esclusivo, con un’anima ed un colore che solo la lavorazione manuale è in grado di trasmettere a chi li indossa. Il Rosario cosi concepito diventa un gioiello artistico contemporaneo che stupisce per la delicatezza  contrapposta alla stravaganza, frutto dell’energia creativa femminile, della ricerca cromatica e dell’abilità. Non mancano le influenze dei paesi di origine delle donne detenute: la vivacità dei colori della Nigeria, la classicità della Romania , la sperimentazione artistica del Marocco e dall’Italia la sobrietà del colore. Le differenti etnie delle donne che prendono parte al laboratorio con le loro differenti culture ha sempre rappresentato per la nostra associazione un punto di forza e non di separazione. In particolare questo progetto le vede confrontarsi sulla loro condizione di vita reclusa, aggiungendo un valore meditativo e di riflessione. Ecco da dove nascono i nostri rosari.

Grazie Monica per questo racconto; negli ultimi tempi abbiamo sentito storie orribili di sfruttamento della manodopera e di maltrattamenti agli animali proprio legate al mondo della moda. Brand come Fumne danno un senso diverso al nostro shopping e ci ricordano chi siamo e come possiamo SEMPRE fare la differenza anche quando regaliamo o ci regaliamo qualcosa….

Le collezioni Fumne sono disponibili on line sul sito BURU-BURU, a Torino da Marte, in via delle Orfane 24D, oppure nei seguenti stores:

http://www.lacasadipinocchio.net/it/punti-venita

Per acquistare la collezione Meditazione si può anche inviare una mail a:

info@lacasadipinocchio.net

Grazie Fumne e may the style be with yoouuu!

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My little prayer (for New York)…..

Personaggio talentuoso ed eclettico, Gianluca Serra, bolognese classe 1960, possiede il senso del bello e la capacità di dar ad esso forma, attraverso espressioni artistiche eterogenee ed innovative.

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Quello che di lui mi ha colpita la prima volta che lo incontrai non furono tanto le sue creazioni, che con una gentilezza di altri tempi mi mostrò quasi “a domicilio” facendomi brillare gli occhi per quanto erano belle , quanto l’atteggiamento un po’ sorpreso ed umile che ebbe rispetto al proprio “ben fare”.

Insomma, mi stette subito simpatico.  E nel mostrarsi con una allure tutta particolare, sopra alle righe, mi piacque proprio, così come le sue F A N T A S T I C H E collane. Che parlano di vecchio e di contemporaneo, di sacro e profano, di commistioni ardite e pur sinuose. Di ossimori creativi.976473_459999210748833_330691073_o

Ciao Jan. Oggi alla nostra  “Stilish Attitude”, ti chiedo di parlarci di come sei arrivato alla creazione di questi gioielli, se si vuole, lontani dal tuo essere più legato a tutto ciò che è interior design.

Ciao a tutti. Direi in effetti assolutamente per gioco,  perché creare gioielli mi da una sensazione di completezza, di felicità quasi infantile…Credo che tutte le espressioni creative siano lo specchio di un’intima necessità di appagamento da parte di chi dà ad esse libero sfogo e provo sempre questa gioia e soddisfazione nell’assemblare metalli e pietre, come se fosse un gioco di incastri, rifiniture e accostamenti.

Le tue collane raccontano una storia che è fatta di tessere di più mosaici – se mi passi la metafora, dato che i mercatini dell’antiquariato sono la tua prima fonte di materiali… Che sensazione ti da’ il mischiare tutti questi elementi appartenuti a chissà chi?

Assemblare cose appartenute a  più persone mi permette di immaginare vite e storie fantastiche che attraverso la mia sensibilità faccio dialogare tra loro immaginando una nuova storia e un nuovo percorso. Poi in quest’intrico di  vite trovo speciale la fisicità dell’argento , il suo peso e quell’allure fascinosa e vissuta che assume invecchiando.

 Perché hai scelto l’accostamento al Sacro? La tua linea si chiama “Prayer”, vuoi dirci qualcosa in più su questa volontà stilistica?

I simboli religiosi sono una componente importante nella cultura dei popoli, rappresentano materialmente ciò che non possiamo comprendere. Ci rivolgiamo ai simboli per trovare in essi conforto e protezione, affidando loro le nostre speranze, i nostri desideri, cercando di esorcizzare con essi le nostre paure. Trovo il simbolismo – in generale tutto, non solo quello religioso – carismatico e affascinante, talvolta oscuro ma decisamente degno di essere esplorato.

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Espressione di una femminilità ricercata, i tuoi monili , prevalentemente in argento e pietre dure, incantano anche per il packaging con cui si presentano…anch’esso frutto di ricerca. Quanto c’è di Gianluca in questa attenzione al dettaglio, alla non banalità?

In tutto quello che faccio ritengo determinante costruire una commistione tra oggetto e contenitore: la materia, il fulcro della mia espressione creativa deve trovare nel proprio contenitore un degno contrappunto, forse più ricercato ed evocativo dell’oggetto stesso, in modo da risultare comunque un unicum armonioso per effetto stilistico e forza plastica.

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Sulla scorta di quanto ci siamo fin’ora detti, che cos’è per te il gioiello e come deve essere la donna che lo indossa?

Per me il gioiello è un simbolo che rappresenta  l’epoca in cui è realizzato la sua filosofia e la storia. La donna che indossa i miei gioielli deve essere una donna che con le mie creazioni vuole sottolineare la propria personalità che non è certamente banale ma eccentrica e fuori dagli schemi.

Grazie Gianluca per la tua disponibilità a svelarci un po’ del modo che si nasconde dietro alle tue collane.

Un’ultima domanda: se dovessi regalare una tua creazione ad un personaggio famoso – oltre a me e a Nadia ;-)- a chi la regaleresti e perché?

Regalerei una mia creazione a Patty Smith e a Vinicio Capossela … comunque ad una rock star perché quel mondo in generale è cornice perfetta per le mie creazioni.

Non c’è che dire…fortunati loro!

Alle immagini che riportiamo, il compito di raccontare l’estro e la bravura di Jan non solo nella realizzazione di questa gioielleria di nicchia, preziosa soprattutto perché non immediata , mai scontata e sempre unica .

 VASCO COLLEZIONE PRIVATA

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COLLEZIONE PRIVATA

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STORE ROMA 5

BOTT. LENZE - MODAIN MILANO

Stylish attitude: Emanuela Paradiso e Giulia Boccafogli

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Ci sono luoghi a Bologna che io sento dal fascino un pò noir, per così dire. Uno fra tutti il Ghetto Ebraico. La storia è nota: siamo a metà del 1500 quando il Papa decide di separare nettamente la comunità ebraica dal resto della popolazione, segregandola all’interno di una zona geografica ben circoscritta, il Ghetto Ebraico appunto.

Le entrate al quartiere erano diverse e ben sorvegliate, aperte al mattino e chiuse alla sera. Retaggio di quei tempi, e delle ronde che spesso animavano la vita notturna, le “escrescenze” di mattoni all’altezza dei primi piani, ottime vie di fuga da un edificio all’altro.

Oggi una delle entrate al quartiere è la piazzetta intitolata a Marco Biagi, “memento” del brutale omicidio del giuslavorista bolognese.

Giorni fa passeggiavo per le vie più suggestive del quartiere, rimuginando sulle storie che ne hanno animato la vita, quando all’improvviso mi sono imbattuta in un negozio dallo spirito assolutamente lieve e giocoso, in netto contrasto con quell’atmosfera noir che sentivo essere il mood del quartiere.

Il negozio è il regno delle due anime creative di Emanuela e Giulia.

Emanuela Paradiso è una designer tessile che con il brand “Confezioni Paradiso” produce piccole collezioni per la donna, la casa ed il bambino, coniugando la passione per le stampe di gusto pulito e moderno alle tecniche di lavorazione tessili più slow: il patchwork, il ricamo, la tintura naturale. Un mix di ispirazioni ed applicazioni che Emanuela declina anche in progetti completamente tagliati su misura per i propri clienti, privati o aziende.

Giulia Boccafogli invece è un’architetto che ha appeso la laurea al chiodo per dedicarsi completamente alla sua antica passione per i gioielli e per gli accessori. Dopo un inizio dal taglio amatoriale, riscontrando il gradimento del pubblico, il percorso di Giulia è diventato sempre più netto fino a trasformare la sua passione in una professione. Oggi Giulia disegna piccole collezioni di gioielli, pezzi unici realizzati in maniera artigianale e con una componente di manualità di importanza almeno pari alla vocazione creativa. Il materiale preferito della designer sono i pellami di recupero, per l’importante punto di forza della versatilità di uso.

Dal 2012 le ragazze condividono lo spazio, ormai “storico”, di via dell’Inferno; dopo la mia incursione, abbiamo fatto una chiacchierata e ne sono venute fuori suggestioni di stile e pillole di creatività che non potevamo non condividere con voi.

  • Ragazze, entrambe coltivate la vostra passione fin da bambine o quasi. Qual’è il primo ricordo legato a questa passione?

E: Quando ero ancora piccolissima, nel cortile dell’asilo, mi divertivo a cucire insieme foglie con aghi di pino.

G: Sono due i ricordi direi. Il primo è legato ad una scatola di  cartone bianco, quelle da  camicia, piena di perle di legno colorate che mi divertivo ad infilare su fili colorati che  rubavo alla mia nonna. Il secondo mi riporta alle elementari: con un pezzo di nastro adesivo attaccavo sotto il banco dei fili colorati che poi annodavo e con cui facevo coloratissimi braccialetti dell’amicizia che poi regalavo ad amici e parenti! Se lo sapessero i miei maestri delle elementari…

  •  Le vostre collezioni nascono da un’ispirazione, da un mood board; l’ultima in ordine cronologico qual’è stata?

E: L’ultima ispirazione è nata in un sogno e si è sviluppata sull’onda delle atmosfere legate all’Africa, alla sua straordinaria varietà di colori, alla ricercatezza dei tessuti che parlano attraverso simboli e forme. Nelle mie ultime creazioni c’è la volontà di dare significati, di  mettere insieme linguaggi diversi e solo apparentemente distanti tra loro, ma soprattutto  c’è la voglia di liberare una fantasia che troppo a lungo è rimasta sopita; c’è il desiderio  che siano i colori e le forme a esprimere e stimolare le emozioni.

G: La mia collezione più recente si chiama Forma Seconda. E’ ispirata agli ornamenti vittoriani  che caratterizzavano gli abiti  dell’epoca, ma interpretata in chiave contemporanea  attraverso l’uso della pelle. Ho trascorso diversi  mesi negli Stati Uniti e ammetto che  l’atmosfera variegata che ho potuto assorbire là, mi ha dato tanti spunti molto interessanti. In realtà mi piace pensare che non vi siano limiti all’ispirazione e quindi  sono tante le sorgenti da cui attingo. La collezione che ho in lavorazione per settembre parla, in parte, di una delle mie fobie. Non anticipo altro.

  •  Il nostro blog si occupa di stile; voi che definizione ne dareste? Com’è la donna che colpisce la vostra attenzione?

E: Lo stile per me è una questione di corrispondenza e non di coerenza, è esternazione senza ipocrisia né mezzi termini, è la prova che continuamente indaghiamo noi stessi per vedere cosa ci corrisponde e cosa no. Il contrario completo della moda. Non c’è un prototipo di donna che prediligo, non ho modelli. Semplicemente provo gioia nel vedere qualcuno che è a suo agio con il proprio corpo, comunque esso sia e amo molto chi non si prende troppo sul serio. Credo che lo stile vada di pari passo anche con l’ironia.

G: Lo stile è naturalezza. Tu osservi una persona e sai all’istante che non potrebbe essere diversamente. Ogni cosa è al posto giusto in modo assolutamente perfetto. Ecco, questo è lo stile, al di là di tutte le mode. E in effetti credo che la donna che colpisce la mia attenzione sia esattamente così.

  • Se le vostre creazioni avessero un odore ed un sapore sarebbero…?

E: Se fosse un odore, sarebbe un odore d’estate, di salsedine, latte e menta.

Se fosse un sapore, sarebbe quello terroso dei pomodori ancora caldi di sole.

G: Un profumo un po’ malinconico in certi casi, tipo gelsomino e in altri uno estremamente  divertente, un profumo d’agrumi.

Pensando ad un sapore, invece, penso alla liquirizia, alla cannella…ma è più complesso da associare. Il mio immaginario funziona più per immagini e suoni.

  •  Supponiamo che abbiate la possibilità di regalare una vostra creazione ad un personaggio importante. Chi scegliereste e perchè?

E: Donerei una delle mie creazioni a Karen Blixen. Costruirei per lei un enorme cuscino sul quale far riposare i suoi pensieri, i suoi ricordi e le sue nostalgie.

G: Posso sognare giusto? Allora ti  dico Patty Smith perché è uno dei  miei miti…e poi io la vedrei benissimo con uno dei miei pezzi.

  •  Ed ora l’ultimo gioco: volete lasciare in eredità ai posteri una capsula del tempo. Quali sono i 5 oggetti che vi rappresentano meglio e che mettereste nella capsula a raccontare di voi?

E: Il mio orecchino a forma di ago, una foglia secca di Ginko, una bustina di lievito vanigliato, un fazzoletto rosso e un foglio di carta d’Eritrea.

G: Uno dei mie caotici album da disegno, il mio elefantino radioattivo (non indagate please), un  libro di Italo Calvino, una fetta di prosciutto crudo (che diventerà radioattiva) e un pezzo  di seta verde smeraldo.

Emanuela e Giulia vi aspettano in negozio con tutte le loro creazioni, ma anche on line:

http://confezioniparadiso.blogspot.it/p/collezioni_05.html

http://giuliaboccafogli.bigcartel.com/

May the style be with yooouu!